Una breve introduzione
L'Infinito è una delle liriche più famose di
Giacomo Leopardi, maggiore poeta e filosofo italiano dell'Ottocento. Un idillio costituito da 15 endecasillabi sciolti in cui la descrizione del paesaggio risulta strettamente legata allo stato d'animo umano. Connotata da un forte
intimismo lirico, la lirica si può dividere in due sezioni: una prima dedicata alla raffigurazione del paesaggio di Recanati e una seconda in cui il filosofo si perde nell'infinito. Attraverso l'uso dell'immaginazione, egli è in grado di valicare quella siepe che esclude, ostacola il suo sguardo. Al di là di essa egli ritrova spazi dalla lunghezza senza limiti, silenzi sovraumani e una quiete profondissima.
15 versi: il racconto di un processo interiore
 |
| Il secondo manoscritto autografato de "L'Infinito" |
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando,
interminati
Spazi di là da quella, e
sovrumani
Silenzi, e
profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'
annega il pensier mio:
E il
naufragar m'è dolce in questo
mare.
L'Acqua ne "L'Infinito" leopardiano
Se all'interno dello
Zibaldone ritroviamo dei riferimenti diretti all'elemento acquatico, così non accade nella lirica più celebre del poeta recanatese. Sebbene egli faccia uso di termini che alludono a tale concetto, questo non viene mai pronunciato. Tuttavia, inquadrando la lirica del corretto contesto storico e riflettendo sulla condizione psicologica di Leopardi a noi pervenuta attraverso i suo stessi scritti, è possibile riflettere a lungo sul contenuto della stessa. Ai fini della nostra analisi rilevante è l'ultimo verso in cui appaiono vocaboli, quali
naufragar e
mare. A differenza dell'accezione comune in cui il
naufragare è sinonimo di fallimento, nella poesia leopardiana tale verbo si carica di un significato positivo, tanto da essere definito
dolce.
Il naufragare del pensiero del poeta nell'immensità, nell'infinito, è
tutt'altro che un evento disastroso. Solo con l'utilizzo dell'
immaginazione
egli è in grado di valicare i limiti impostagli dalla realtà. Egli può
finalmente valicare quella siepe e andare oltre quel caro colle
solitario che ha sin dalla nascita contraddistinto la sua esistenza.
L'utilizzo quindi di termini legati all'
Acqua non è casuale.
L'Acqua è un qualcosa in continuo mutamento, un elemento che scorre, che
non si arresta davanti agli ostacoli. Essa è in grado di superare anche
le sfide più ardue, di erodare anche la pietra più dura...